Intelligenza artificiale e naturale a confronto

 La rapidità di calcolo e la capacità di memoria di un’IA può impressionare e determinare una certa supremazia ma le capacità di comprensione e comunicazione di un’IA non sono infinite e in continua evoluzione come quelle umane. I nostri occhi, la nostra temperatura, il nostro colore, il nostro intero corpo comunica, recita, manifesta intelligenza…

Quando comunichiamo scambiamo idee e concetti, utilizziamo metafore, l’IA non fa e non comprende le metafore (sebbene le possa riconoscere se identificate come tali nel suo database), “semplicemente” copia e incolla le parole che calcola siano più probabili per la risposta ad una domanda.

Le nostre emozioni influiscono più o meno positivamente o negativamente su domande e risposte che per noi sono in continua evoluzione mentre conversiamo con un interlocutore; per l’IA la risposta a una determinata domanda sarà sempre la stessa, l’IA non cambia idea perché non ha idee, solo dati e non ragiona affatto, diversamente, calcola!

Questo è il punto fondamentale del dibattito tecnico e filosofico sull’Intelligenza Artificiale.

Quanto più è veloce l’IA nel fare un calcolo matematico tanto più è impossibile per l’IA intuire!

L’IA non ha uno scopo, non intuisce né capisce né impara dagli errori, nel senso che se trova una soluzione, è soltanto grazie alla capacità di aver tentato tutte le possibilità. L’IA elabora in tempi record enormi quantità di dati ma se non trova quello che cerca non sa improvvisare, se non può copiare la risposta giusta risponde secondo quello che ritiene più probabile ma tutto dipende dalla banca dati cui attinge. Quello che può dirsi l’IA impara da sola dipende in ogni caso dalla banca dati e dagli obiettivi per cui è programmata, non ha intenzioni e obiettivi propri.

La nostra intelligenza naturale invece è in continua evoluzione seppur più lenta ad accendere la lampadina, quando l’accende non ha copiato ha creato. Quello che invece può sembrare “creato” dall’IA resta comunque una creazione formata da un insieme di plagi, magari accorpati in maniera originale ma sempre e comunque secondo le istruzioni o la richiesta ricevuta.

L’IA non “pensa” calcola probabilità e può generare informazioni false, dette allucinazioni, non avendo capacità di verifica del vero o falso, ma solo enorme capacità probabilistica.

L’IA si nutre di dati ma non crea dati, compone un puzzle ma se manca un pezzo ne duplica uno già presente, l’autonomia dell’IA non è totale perché un essere umano deve comunque stabilire l’obiettivo finale, l’architettura iniziale del sistema e fornire la potenza di calcolo necessaria.
Se compone una canzone non sceglie autonomamente il genere o gli strumenti senza un’indicazione specifica. Se disegna non segue un’ispirazione non inventa bensì riproduce copia quello che trova nella propria banca dati.

Non trasmette proprie emozioni “semplicemente” può determinare emozioni nell’Intelligenza naturale che la contempla.

Ad oggi, sono classificate quattro tipologie di IA: Macchine Reattive (Reactive Machines), i supercomputer, Memoria Limitata (Limited Memory) machine learning e deep learning, Teoria della Mente (Theory of Mind) e Autocosciente (Self-Aware) ma queste ultime due non esistono ancora, sono solo state ipotizzate, dall’intelligenza naturale, appunto!

ARTICOLI CORRELATI

Autore

Avvocato ~ info@avvocatocruciani.com ~ Sitoweb ~  Articoli

Consulenza ed assistenza legale - rappresentanza e difesa giudiziale e stragiudiziale, negoziazione, mediazione e contrattualistica

Condividi l'articolo