La giustizia predittiva, tra minaccia e opportunità – Ancora sul Giudice robot!
Soltanto un essere umano può giudicare e una macchina non può sostituire un magistrato, tuttavia, non manca chi sostiene che l’Intelligenza Artificiale possa rendere più sicuro ed efficace anche il lavoro di un’Autorità giudiziaria, amministrativa ecc.; potenzialità e limiti della tecnologia per certe professioni ormai sono evidenti, come l’inarrestabile e sempre più veloce processo innovativo di ogni settore, giuridico e amministrativo (fuorché legislativo!).
L’analisi dei dati in modo massivo è già una realtà anche in ambito legale. Una cosa però è rintracciare sentenze da confrontare con un nuovo caso specifico, perlopiù circa l’idonea applicazione analogica per il caso simile, cosa ben diversa è invece la redazione del dispositivo di un provvedimento giudiziario o amministrativo prodotta da un’Intelligenza Artificiale (il calcolo di una pena, sanzione, risarcimento…) talché deve comunque essere motivata con logica, senza potersi limitare ad una corretta applicazione della legge bensì anche con una certa sistemazione e inquadramento in relazione al fatto concreto.
Quando una macchina impara il significato delle parole e individua il contesto esatto in cui sono utilizzate, può a sua volta utilizzarle, il risultato è una possibile previsione di quanto potrebbe essere elaborato con buone probabilità di coincidenza anche da una mente umana in occasione di una conversazione. L’impiego di personale umano in misura sempre più ridotta è considerato quindi il traguardo più ambito, almeno per alcuni, in termini economici, per efficacia ed efficienza ma seppur degno di una prossima sperimentazione, non vi è dubbio che, soprattutto per quanto attiene alla professione legale, molti obiettano come la tutela dei diritti imponga una salvaguardia del libero arbitrio e della discrezionalità che meglio possono applicare norme generali ed astratte al caso concreto.
Si discute quindi sulla stabilità e astrattezza che sono elementi tipici dei metodi classici di regolazione, quale struttura generale di ogni norma che individua soluzioni muovendo dai principi con approssimazioni progressive; mentre, in contrapposizione, vi sono nuove forme regolative capaci di adattarsi meglio alle esigenze derivanti dalla natura dinamica dei processi evolutivi, tipo i contratti internazionali standard o i modelli contrattuali delle società. Il dibattito nell’ambito della Robotica e dell’Intelligenza Artificiale si è già sviluppato a partire dagli anni Ottanta ma senza produzione di regole “nuove” nè elaborazione di un diritto “speciale”. Ciononostante, sono numerose le disposizioni europee in materia di produzione e vendita di beni e servizi, tipo sulla responsabilità per danno da prodotto difettoso, che in ambito civile disciplinano decisioni e azioni adottate da dispositivi caratterizzati da Intelligenza Artificiale, sia con riferimento al diritto dei contratti che alla responsabilità extacontrattuale, con norme-regole che interessano anche aspetti di diritto amministrativo. A questi si aggiungono le disposizioni contenute nel GDPR (General Data Protection Regulation 2016/679), sulla gestione dei dati e la trasformazione delle Pubbliche Amministrazioni e degli strumenti utilizzati nella relazione con i cittadini, non soltanto in termini di scambio di informazioni e gestione di dati finalizzata alla fornitura di servizi quali quelli in ambito sanitario ma anche in funzione di ispezione, controllo e prevenzione degli illeciti operati nell’amministrazione tributaria.
Mentre la Pubblica Amministrazione ha iniziato da tempo ormai l’utilizzo di Intelligenza Artificiale, a livello legislativo, invece, mancano interventi rilevanti. Ad ogni buon conto, l’Intelligenza Artificiale è ormai uno strumento in via di integrazione sempre maggiore in ogni settore, non potendo quindi escludersi a priori l’incubo o l’opportunità di una giusta sentenza emanata da un Giudice robot o della sua previsione da confrontare poi con quanto vagliato e confermato o meno dall’uomo!
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